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Nascita, vita, morte, nascita, vita, morte, nascita…Questo è il samsara, il perpetuo divenire ciclico delle rinascite all'interno del quale, secondo alcune filosofie orientali (Hinduismo e Buddhismo fra le più note), si scandisce l'esistenza umana. In tale concezione, lo svolgersi della vita -umana ed animale- è condizionato dall'azione, karman; i frutti delle azioni, ovvero le conseguenze negative e positive dell'agire individuale, sono ciò che resta dopo la morte e ciò che trasmigra nel nuovo essere, ciò che come un'ombra lo affianca e lo lega ma che lascia la mente nell'oblio. Si dice che i bambini possiedano, nei primi tre anni di vita, una percezione molto superiore a quella degli adulti: i chakra, aperti e pienamente funzionanti nel periodo iniziale dell'esistenza, permetterebbero ai fanciulli una visione sottile delle vite precedenti, la cui remota consapevolezza è magicamente riflessa nei loro occhi. Incrociare gli sguardi dei bambini significa, a volte, specchiarsi in qualcosa di estremamente lontano ma, al tempo stesso, di straordinariamente familiare: quello che si legge in alcune espressioni infantili non è sempre l'innocenza della spensieratezza, priva di qualsivoglia esperienza… Vi si può scorgere, infatti, a ben osservare (o, meglio, aprendo la nostra mente ad un nuovo sentire) un'antica coscienza dell'essere che -a dispetto della loro tenera età- fa apparire i bambini diversamente da come siamo abituati a considerarli e le loro attività suscitano in noi un inedito interesse. Più che mai, questo sembra essere vero nei riguardi dei bambini orientali. Dall'intensità di certi loro sguardi, apparentemente sprofondati nella desolazione della loro attuale esistenza, emerge una maggiore consapevolezza, forse proprio quella consapevolezza -più o meno inconscia- di vite anteriori e di esperienze già vissute, sulle quali costruiranno la loro identità di adulti.
Katia Pellegrini
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