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Samsara


samsara, "senza inizio e senza fine": la realtà samsarica
coincide con la storia infinita dell'universo, increato e senza
tempo, in grado di rigenerarsi mediante fasi di espansione e
di riassorbimento.
Questa catena può, secondo la dottrina buddhista, essere
spezzata soltanto nel riconoscimento della vera natura
dell'essere, provocando quindi l'uscita dal ciclo delle
rinascite ed il raggiungimento del Nirvana.  Oppure
l'individuo può, come è detto nella Bhagavadgita
("Canto del Beato", il celeberrimo poemetto filosofico
contenuto nell'epica indiana Mahabharata), liberarsi dalla
realtà mondana sublimando le proprie azioni, rendendole
prive di effetti grazie ad un'acritica predisposizione mentale.
In alcuni testi filosofici del tardo Hinduismo si profila la
figura ideale del "liberato in vita", colui il quale, pur avendo
estinto i frutti del proprio karman, continua a sussistere
all'interno del samsara e, quindi, a vivere, totalmente
distaccato da ogni manifestazione terrena.
Nel Buddhismo tibetano, samsara e nirvana, trasmigrazione
e liberazione, sono la stessa cosa: non vi è alcun dualismo
poiché non esiste nulla di oggettivamente concreto e reale al
di fuori della nostra mente, la realtà mondana non essendo
altro che una proiezione mentale delle nostre esperienze
karmiche, passate e presenti. Superare la trasmigrazione
vuol dire, dunque, realizzare l'essenza della propria mente,
raggiungendo la consapevolezza del suo stato di
originaria purezza.