|
|
|
|
|
Karman
karman, "azione": come una pianta che, con le radici nella terra, germoglia di stagione in stagione, così l'azione karmica -ossia i comportamenti agiti dall'individuo comune all'interno del samsara- ha l'effetto di generare semi dai quali nasceranno frutti, i quali dovranno essere consumati da chi li ha prodotti. Non tutti i semi, però, maturano allo stesso tempo: perciò, per consumarli completamente, sarà necessaria un'altra vita, quindi una rinascita, ma nella nuova esistenza si getteranno nuovi semi che, a loro volta, matureranno in una vita ulteriore, e così via… La dottrina del karman, presente in tutte le tradizioni filosofico-religiose originarie dell'India, si esplicita in maniera difforme rispetto alla comune idea occidentale relativa alla trasmigrazione dell'anima da un corpo fisico ad un altro: in particolare, nel Buddhismo, l'"io" individuale (ciò che consideriamo anima, spirito) è considerato impermanente, per cui dopo la morte esso si frantuma in diverse componenti fra le quali, appunto, le costruzioni karmiche, ossia le esperienze mentali della persona legate alle sue azioni -compiute in vita- ed ai loro frutti. Non vi è alcuna "anima" che trasmigra di vita in vita mantenendo la propria fondamentale identità, non vi è alcun "io" che rimane imprigionato, di volta in volta, in un corpo diverso: l'individualità che noi ci costruiamo in vita, secondo la concezione buddhista decade nel momento stesso della morte fisica -tale individualità non essendo altro che il flusso di sensazioni e percezioni della coscienza- e quello che trapassa sono soltanto le predisposizioni karmiche, negative o positive, generate da ognuno di noi, le quali si reincarneranno in un nuovo essere -che, a sua volta, costruirà la propria individualità durante la sua vita, estinguendo passate predisposizioni karmiche e producendone delle altre. Dalle azioni di ciascun individuo, dunque, si genera il ciclo samsarico delle rinascite, l'eterna catena dell'esistenza.
|
|
|
|
|