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Nirvana
nirvana, "estinzione": esso consiste nello spegnimento -nell'estinzione, appunto- della sete che nasce dal desiderio e dalla passione. E' la cessazione di tutte le illusioni rappresentate dalle nostre costruzioni mentali, le quali ci costringono a reincarnarci ed a reiterare le esperienze samsariche; è la condizione di beatitudine realizzata dal Buddha ("Illuminato") e da tutti coloro che hanno eliminato ogni forma di attaccamento nei confronti della realtà mondana grazie al "retto cammino" (l'Ottuplice Sentiero del canone buddhista) ed all'assiduità nelle pratiche meditative. La conquista del nirvana (della cui vera natura il Buddha non volle mai parlare esplicitamente: è uno stato della coscienza che deve essere sperimentato, non spiegato) comporta, secondo l'impianto teorico del Buddhismo, l'uscita dal ciclo delle rinascite -l'annullamento dei frutti delle proprie azioni (non più spronate dall'attaccamento) inibisce, di fatto, ulteriori trasmigrazioni- e, quindi, il raggiungimento della liberazione. La figura dell'Illuminato, vale a dire di colui che ha raggiunto la "buddhità", ovvero la realizzazione dell'essere al suo grado più elevato (figura analoga a quella del "liberato in vita" di tradizione hinduista), si è successivamente trasformata nella più complessa personalità del Bodhisattva, colui che, nel Buddhismo Mahayana (il Buddhismo del "Grande Veicolo", elaborazione posteriore del Buddhismo originario), compie il grande voto di non entrare nel nirvana, pur essendo ad un passo dalla sua realizzazione, finchè tutti gli esseri non si siano liberati. Al Bodhisattva è, dunque, ascritto il nobile compito di aiutare tutti i viventi nel difficile percorso che conduce alla Perfezione.
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